Con Il mestiere di vivere, Giovanna Gagliardo firma un documentario intimo e rigoroso che scava nell’anima e nella modernità di Cesare Pavese, restituendone la voce e la complessità.
Prodotto da Luce Cinecittà in collaborazione con Rai Documentari, con il sostegno della Film Commission Torino Piemonte e il patrocinio della Città di Torino, il film è un ritratto d’autore che rilegge Pavese non come icona malinconica della letteratura italiana, ma come pensatore vivo, lucido e ancora necessario.
A partire dall’ultimo, frenetico giorno della sua vita, Il mestiere di vivere ricostruisce il percorso umano e intellettuale dello scrittore piemontese attraverso i “mestieri” che ne hanno segnato l’esistenza: poeta, narratore, traduttore, editore, intellettuale civile.
Il documentario intreccia testimonianze, materiali d’archivio e letture tratte dai suoi diari e romanzi, restituendo la densità di un autore che ha saputo raccontare il tormento e la bellezza del vivere.
Ne emerge un Pavese che non è più soltanto il poeta del dolore, ma l’intellettuale scomodo, l’uomo che “non cerca la tua approvazione”, come scrive la stessa Gagliardo nelle note di regia, e che ancora oggi ci costringe a misurarci con le nostre contraddizioni.
Il racconto prende forma attraverso la voce di Emanuele Puppio, che interpreta Pavese, e un ricco mosaico di interventi, tra cui Walter Barberis, Giulia Boringhieri, Steve Della Casa, Claudia Durastanti, Mariarosa Masoero, Pierluigi Vaccaneo, Gabriele Pedullà, Laura Nay e Gabriella Scaglione.
Accanto a loro, i ricordi e le immagini di grandi protagonisti del secolo scorso – da Fernanda Pivano a Natalia Ginzburg, da Tullio Pinelli a Raf Vallone – restituiscono la Torino letteraria e politica in cui Pavese visse e operò.
La regia di Gagliardo, elegante e immersiva, fonde linguaggio documentario e suggestione poetica, grazie anche alla fotografia di Roberta Allegrini e al montaggio di Emanuelle Cedrangolo.
Il lavoro sugli archivi – dal Luce Cinecittà alla Fondazione Cesare Pavese, dalle Teche Rai al Centro Sperimentale di Cinematografia – ricostruisce con precisione la cornice storica, ma lascia spazio al respiro emotivo dei testi, che emergono come riflessioni ancora attuali sull’identità, la solitudine, la responsabilità dell’intellettuale.
“Ho lasciato un Pavese che credevo locale e generazionale, ho ritrovato uno scrittore con il respiro dei classici”, scrive la regista. È forse questa la chiave del documentario: trasformare il mito in presenza viva, un dialogo tra epoche, in cui la parola dello scrittore torna a interrogare il presente.
Il mestiere di vivere non celebra Pavese: lo riporta tra noi, come compagno inquieto e necessario del nostro tempo.
