Con Per amore di una donna, Guido Chiesa torna a confrontarsi con una storia di ampio respiro, tratta dal romanzo di Meir Shalev. Il film intreccia passato e presente, mescolando melodramma e mistero, con due donne legate da un filo invisibile: Yehudit, che negli anni ’30 sconvolge la vita di un villaggio di coloni in Palestina, ed Esther, americana degli anni ’70 che, alla morte della madre, scopre un segreto destinato a cambiare la propria esistenza.

Insieme alla sceneggiatrice Nicoletta Micheli, Chiesa ha scelto di rielaborare il romanzo, spostando lo sguardo e creando un nuovo personaggio per guidare lo spettatore dentro un mondo distante nel tempo e nello spazio, ma ancora capace di parlare al presente.

Abbiamo chiesto ai due autori di raccontarci come è nato e si è sviluppato questo progetto.

Come siete arrivati a trasporre per il cinema il romanzo “Per amore di una donna” di Meir Shalev?
Guido Chiesa – Il progetto circolava da vent’anni, con diverse sceneggiature mai realizzate. Nel 2018 ho riletto il libro e ho intravisto una possibile storia cinematografica.
Nicoletta Micheli – Il romanzo era tutto dal punto di vista maschile. Abbiamo creato Esther, figlia di Yehudit, per dare una prospettiva nuova, più emotiva e capace di coinvolgere lo spettatore.

Pensate che si tratti di un film politico?
Guido Chiesa – Non in senso diretto, ma il messaggio è universale: anche nei momenti più bui, l’amore continua a generare vita e comunità.
Nicoletta Micheli – La Storia resta sullo sfondo, ma i kibbutz raccontano un esperimento sociale unico, fondato su solidarietà e parità.

Perché il film è raccontato con due stili diversi?
Guido Chiesa – Il presente è grigio, claustrofobico, con luci fredde; il passato, invece, è caldo, lirico, più ampio e corale. A poco a poco i due linguaggi si fondono.
Nicoletta Micheli – È il riflesso del percorso dei protagonisti: quando ritrovano senso e movimento, anche le immagini si unificano.

Dove e quando avete girato?
Guido Chiesa – Soprattutto in Sicilia, in un villaggio della riforma agraria simile ai primi insediamenti palestinesi. Alcune sequenze sono state girate in Israele. Le riprese si sono concluse a gennaio 2023.

Puoi raccontare la scelta degli attori?
Guido Chiesa – Abbiamo cercato interpreti provenienti dai paesi di origine dei coloni. Abbiamo girato in inglese, mantenendo gli accenti originali. Solo Vincenzo Nemolato ha mantenuto la sua voce anche nella versione doppiata.

Come sono andate le riprese?
Guido Chiesa – Nonostante il budget ridotto, è stato uno dei set più sereni della mia carriera.
Nicoletta Micheli – Tutti hanno lavorato con passione. Ancora oggi il film continua a rivelarmi nuovi significati, come se si fosse costruito da sé.