Quando l’allarme antiaereo ha squarciato il silenzio dell’alba, a Kiev molti non hanno fatto in tempo nemmeno a capire da dove arrivasse il rumore. Prima i droni, poi le esplosioni, poi il fuoco. Una sequenza che in Ucraina è diventata quasi una routine del terrore, e che questa volta ha colpito dritto al cuore della capitale.

Undici feriti, racconta il sindaco Vitali Klitschko. Tra loro una donna incinta, portata via in ambulanza mentre l’odore acre del fumo avvolgeva ancora l’aria. Altri sono stati estratti da edifici sventrati, scale che non sono più scale, appartamenti bruciati fino all’ultima fotografia.

I missili e i droni russi hanno colpito dappertutto: palazzi alti, una scuola, una struttura sanitaria, uffici pubblici. Non una sola zona, ma un mosaico di quartieri feriti. Tymur Tkachenko, capo dell’amministrazione militare, lo ha detto senza giri di parole: «Stanno colpendo edifici residenziali. Ci sono danni ovunque».
E infatti a Dniprovs’kyi, sull’argine orientale del fiume, tre grattacieli sono stati squarciati. Nove persone salvate dalle fiamme. A Desnians’kyi la scena si ripete, e a Podil, il quartiere più antico della città, il fuoco ha divorato cinque edifici.

E poi ci sono i danni invisibili: un impianto di riscaldamento fuori uso, interi isolati rimasti senza acqua o elettricità, famiglie che si ritrovano in strada con ciò che sono riuscite a prendere al volo. Kiev è una città che conosce il buio invernale. Ogni attacco riporta alla memoria gli altri, quelli del 2022, del 2023, del 2024. Eppure, ogni volta la città mostra la stessa ostinazione: riaccendere, ricostruire, respirare di nuovo.

Fuori dalla capitale, la scena non cambia. Anche la regione circostante è stata colpita: incendi, altri feriti, altri edifici distrutti. L’Aeronautica ucraina parla di ondate di droni e bombe guidate su diverse regioni. Una strategia chiara: spezzare la vita quotidiana, colpire i civili, seminare instabilità e paura.

Eppure Kiev è ancora lì. Con i suoi tre milioni di abitanti, rimane viva, frastornata ma non domata. Ogni palazzo ferito è una testimonianza. Ogni finestra rotta è una storia che continua. Ciò che la Russia distrugge con le armi, l’Ucraina continua a difenderlo con una cosa semplice e potentissima: la volontà di esserci domani.