Il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha pubblicato oggi le Chair’s Notes successive a una consultazione di esperti su intelligenza artificiale e diritti umani. Il rapporto traccia una nuova roadmap di governance e avverte che la mancanza di un approccio realmente “centrato sull’uomo” rappresenta un grave rischio per la democrazia e i diritti fondamentali.
La consultazione, svoltasi il 27 e 28 maggio 2025, ha individuato una serie di minacce urgenti legate allo sviluppo e all’uso dell’IA. Tra queste, l’erosione della dignità e dell’autonomia umana attraverso le cosiddette “gabbie di dati”, che permettono una profilazione sempre più approfondita degli individui; i pericoli dell’IA “agentica” nei contesti di sicurezza; e il rischio, nel lungo periodo, di un crescente isolamento sociale dovuto ai chatbot “compagni” che sostituiscono le relazioni umane reali.
Il rapporto segnala inoltre che i grandi modelli linguistici (LLM) stanno amplificando una forma di disinformazione sottile, definita “careless speech” — un linguaggio apparentemente innocuo ma impreciso, che deteriora progressivamente l’intero ecosistema informativo.
“Il nostro quadro normativo attuale, fondato sulla Convenzione del Consiglio d’Europa sull’intelligenza artificiale e sull’AI Act dell’Unione Europea, è solido. La sfida immediata, tuttavia, è garantirne un’attuazione efficace”, ha dichiarato il Commissario O’Flaherty. “Le conclusioni di questa consultazione ad alto livello offrono un chiaro mandato d’azione, ribadendo la necessità di mantenere la responsabilità e il controllo umano sui sistemi di intelligenza artificiale.”
Tra le altre raccomandazioni principali figurano l’urgenza di promuovere l’alfabetizzazione digitale per contrastare la manipolazione e la necessità di stabilire quadri chiari di responsabilità legale per le tecnologie di IA a uso generale.
Il documento si inserisce nel più ampio impegno del Consiglio d’Europa a garantire che l’intelligenza artificiale rimanga al servizio dell’uomo, e non il contrario — riaffermando la “linea umana” come confine imprescindibile tra progresso tecnologico e tutela dei diritti fondamentali.
