Ho guardato Monster: La storia di Ed Gein con curiosità, sperando in una serie capace di scavare a fondo nella mente di uno dei criminali più inquietanti della storia americana. Invece, mi sono trovata davanti a un racconto confuso, eccessivo e privo di una reale direzione.
L’idea di raccontare Ed Gein poteva essere interessante e perfino necessaria, se affrontata con sensibilità e introspezione. Ma qui tutto sembra piegato alla spettacolarizzazione: la serie punta più a scioccare che a comprendere. Le scene violente sono tante, spesso gratuite, e invece di aiutare a capire la psicologia del personaggio finiscono per rendere tutto più superficiale e disturbante nel modo sbagliato.
Il tono è indeciso, a tratti quasi contraddittorio. Non si capisce se voglia essere un biopic serio, una riflessione sul male o un horror estetizzato. Il risultato è un prodotto che non riesce mai a trovare la sua voce. Ci sono momenti in cui si intravede un potenziale – soprattutto grazie a qualche buona interpretazione e a una fotografia curata – ma vengono subito soffocati da scelte narrative forzate e da un ritmo disomogeneo.
Un altro grande limite è la scarsa attenzione ai fatti reali. Le libertà creative prese dalla sceneggiatura finiscono per alterare la storia, togliendo credibilità e spessore al racconto. Per una serie che si presenta come “basata su eventi reali”, questa mancanza di rigore pesa moltissimo.
Alla fine, Monster: La storia di Ed Gein lascia addosso una sensazione di disagio non tanto per la materia trattata, ma per come è stata trattata. È un’opera che avrebbe potuto interrogare davvero lo spettatore sul confine tra male e follia, ma sceglie invece la via più facile: quella del sensazionalismo.
Un’occasione sprecata, che si perde tra eccessi visivi e mancanza di profondità. Un racconto che mostra il mostro, ma non prova mai davvero a capirlo.
