Ci sono film che giocano sul terrore psicologico.
Altri sull’orrore corporeo.
E poi c’è One-Eyed Monster, che decide di puntare tutto su… un pene alieno assassino.
Sì, hai letto bene. E no, non esiste un modo migliore per dirlo.

La storia inizia con una troupe impegnata a girare un film hard in una baita di montagna.
Una location neutra, tutto tranquillo… finché un fulmine colpisce Ron Jeremy.
E in quel momento il film prende una curva così stretta che anche il mio cervello ha slittato.

Il risultato?
Il suo “attrezzo di scena” prende vita, si stacca, fugge nei boschi e inizia a collezionare vittime.
È alieno.
È arrabbiato.
Ed è sorprendentemente atletico.

Io ho riso, ho soffocato urla, e a un certo punto ho dovuto fermare il film per chiedermi:
“Chi l’ha scritto? E soprattutto… perché?”

Il resto del cast deve sopravvivere come se fosse in Alien, ma con molta meno dignità.
La differenza?
Qui a inseguirti non è uno xenomorfo ma un organo riproduttivo altamente motivato.
L’atmosfera è un perfetto mix di:
• slasher,
• commedia demenziale,
• panico,
• e incredulità pura.

Gli effetti speciali oscillano tra il “ma davvero l’hanno fatto?” e il “ok, ora sto piangendo dal ridere”.
Il “mostro” ha movimenti talmente assurdi che credo nessun membro (scusa) del reparto effetti abbia più avuto il coraggio di mettere il film nel CV.

E il bello?
Gli attori ci credono.
Recitano con la convinzione di partecipare a un thriller serio, combattendo un nemico che… beh, normalmente eviterei di nominare in pubblico.

Il film riesce a essere:
• trashissimo,
• imbarazzante,
• geniale,
• e incredibilmente divertente,
tutto allo stesso tempo.
È come guardare The Thing, ma se al posto del mutaforma ci fosse un’appendice fuggitiva determinata a diventare la star assoluta.

One-Eyed Monster è uno ShitCult di rara potenza, un monumento al coraggio (o alla follia) di chi ha pensato:
“Ehi, facciamo un horror con… quello.”
E qualcuno ha risposto: “Ottima idea!”

Alla fine, quando scorrono i titoli di coda, l’unica cosa che puoi fare è sederti in silenzio, respirare profondamente e accettare che sì:
hai davvero visto tutto questo.

E ora sai una verità che nessuno dovrebbe scoprire così tardi nella vita: Non tutto ciò che è piccolo… è innocuo.

Di Gianni Leone, fondatore

Essere antipatico è una vocazione. Non pretendo di dire la “verità” ma almeno limito le “stronzate” cosa che non riesce alla maggior parte degli “Italioti”.