“Nel frattempo” è quel tipo di esordio che arriva in punta di piedi, ma con la maturità di chi ha già attraversato molte stanze della musica. Ruben Coco non si affaccia ora al mondo delle canzoni: ci arriva dopo esserne stato dietro le quinte, dopo aver scritto per altri, dopo aver pensato che il ruolo del cantautore forse non fosse più il suo. Ed è proprio questa esitazione, questa parentesi di distanza creativa, a diventare il cuore pulsante dell’EP.

Le canzoni nascono da provini lasciati lì, abbandonati come oggetti dimenticati sul ripiano di una casa che non si vuole più abitare. Eppure, a un certo punto, tornano a bussare. Qualcuno gli dice che quei brani “possono essere solo suoi”, e Ruben decide di ascoltarlo. È il momento in cui l’autore lascia il retropalco, entra in studio da Etrusko con un mazzo di bozze e, senza neanche volerlo davvero, fa partire un disco.

Il risultato è un EP capace di sorprendere proprio per la sua eterogeneità: ogni traccia sembra vivere un’identità propria, ma tutte si riconoscono nella stessa voce, in un filo sonoro cucito con cura da Etrusko e Phonez. È una produzione moderna, pulita ma non fredda, che lascia spazio alle sfumature, alla parte “umana” del suono, alla fragilità che diventa stile.

I testi sono il punto di forza: storie vere, tranne una, che restituiscono l’immagine di un autore abituato a osservare le persone prima di giudicarle, a fotografare gli attimi che solitamente passano inosservati. C’è nostalgia, certo, ma senza compiacimento; c’è ironia, ma non come scudo; c’è la capacità rara di raccontare sentimenti e momenti quotidiani con semplicità e precisione, come se fossero appunti presi su un quaderno consunto.

“Nel frattempo” è un disco che vive nel mezzo: tra passato e futuro, tra ciò che Ruben aveva messo da parte e ciò che ora decide di portare avanti. È un debutto che ha il sapore di una seconda occasione, ma anche della prima volta autentica. L’impressione è che l’artista non abbia soltanto pubblicato un EP: abbia finalmente messo il suo nome dove prima metteva quello degli altri.

Un esordio sincero, vivo, che non cerca effetti speciali: preferisce restare fedele alla struttura emotiva con cui è nato. E proprio per questo funziona, perché mostra il cantautore senza filtri, con le sue storie e la sua voce, finalmente al centro della scena.