C’è un punto preciso in cui il ritorno alle origini diventa un atto di coraggio. È quel momento in cui la memoria si mescola con il presente e costringe a guardarsi dentro, a misurarsi con ciò che siamo diventati. In “A Ovest della Felicità”, la scrittrice Berenice d’Este ci accompagna in questo viaggio di scoperta interiore con la grazia e la sensibilità che da sempre contraddistinguono la sua scrittura.
Il romanzo, pubblicato da Neos Edizioni dopo aver ottenuto menzioni e riconoscimenti al Premio Alda Merini 2023, è una storia d’amore, ma anche e soprattutto una riflessione sul pregiudizio, sull’appartenenza e sul coraggio di difendere la propria verità in un mondo che giudica prima di ascoltare.
La protagonista, Lietta, torna sull’isola dove è nata, un piccolo angolo del Sud Italia sospeso nel tempo, per riaprire la casa di famiglia. Il suo ritorno è una riscoperta lenta e dolce: i ritmi semplici della vita, i volti amici, la musica dei canti popolari e il profumo della terra. In questa dimensione quasi arcaica, Lietta ritrova se stessa e, inaspettatamente, trova anche l’amore in Neirano, un giovane violinista rom dalla sensibilità profonda e dal talento raro.
Il loro incontro è autentico, puro, fatto di sguardi e di emozioni genuine. Ma quando la loro relazione diventa di dominio pubblico, l’isola che sembrava accogliente si rivela ostile. Le voci si moltiplicano, gli sguardi si fanno pesanti, e l’amore di Lietta e Neirano diventa scandalo. Lui appartiene a una minoranza da sempre emarginata, lei a una comunità che non accetta la diversità. L’amore, in questo contesto, diventa un atto rivoluzionario.
Berenice d’Este costruisce la vicenda con uno stile lirico e avvolgente, capace di rendere tangibili le emozioni dei protagonisti. Ogni pagina vibra di luce mediterranea, di suoni e di colori, ma anche di malinconia e rabbia. La scrittura è poetica ma precisa, attenta al dettaglio umano più che all’evento. È una prosa che accarezza e ferisce allo stesso tempo, come una melodia che nasce dolce e poi si spezza in dissonanza.
Il romanzo non è solo una storia d’amore, ma anche un atto d’accusa contro l’intolleranza. Nelle dinamiche del piccolo paese si riflette l’eco di un male antico, quello del pregiudizio sociale e razziale che ancora oggi divide e ferisce. Lietta, costretta a scegliere tra il cuore e l’accettazione degli altri, incarna la lotta di chi non si arrende al conformismo, di chi sceglie di restare fedele a se stesso anche quando questo significa perdere tutto.
“A Ovest della Felicità” è un libro che parla di confini, ma non quelli geografici: quelli invisibili che separano le persone, che impediscono di vedere l’altro per ciò che è. È un romanzo che invita a guardare oltre, a riconoscere la bellezza della diversità e la forza del perdono.
Berenice d’Este, regista teatrale e autrice già nota per opere come “Istanti luce”, “Elisir con le ali” e “Condominio in scena”, conferma qui la sua capacità di fondere introspezione psicologica e tensione narrativa, offrendo al lettore una storia dal respiro universale, dove il particolare diventa simbolo.
In fondo, “A Ovest della Felicità” è una metafora: l’Ovest è il luogo in cui tramonta il sole, ma anche dove la luce si fa più intensa prima di svanire. È il punto in cui il dolore incontra la speranza, dove l’amore resiste nonostante tutto.
Un romanzo che resta nel cuore, perché parla di noi, dei nostri limiti e dei nostri desideri più profondi. E ci ricorda che la felicità, forse, è proprio questo: avere il coraggio di scegliere l’amore, anche quando il mondo ti chiede di rinunciarvi.
