Ha chiuso il primo tabacchino storico ad Alfedena, che era anche un minuscolo alimentari dove trovavi l’essenziale: quella cosa che ti mancava proprio all’ultimo momento. E soprattutto trovavi Simonetta, sempre con il sorriso, sempre pronta a scambiare due parole.
Quel negozio non era solo un punto vendita. Era un piccolo ritrovo. Un posto dove fermarsi un attimo, fare due chiacchiere. Uno di quei luoghi che tengono insieme una comunità senza che ce ne accorgiamo.
A me piaceva anche per un motivo tutto personale: più di una volta, cappotto sopra il pigiama e ciabatte ai piedi, sono uscito di casa per andare a prendere qualcosa al volo. Un gesto semplice, quasi banale. Ma profondamente umano, confortevole.
Nelle grandi città ogni giorno chiudono e aprono negozi: è la normalità, fa parte del ritmo urbano. Ma qui ad Alfedena è diverso. Qui ogni serranda abbassata pesa di più. Qui ogni chiusura è come perdere un piccolo pezzo di storia, un frammento di memoria collettiva.
Non è solo un esercizio commerciale che scompare. È un’abitudine, un punto di riferimento, un luogo di incontri casuali che non torneranno più nello stesso modo.
Era una di quelle presenze silenziose che davamo per scontate.
Oggi manca.
Se ne va un altro pezzetto del nostro paese.
A Simonetta, un abbraccio e un grazie.
